Tfr fondo pensione


Previdenza complementare 2017

La Legge di Bilancio 2017 introduce una serie di importanti novità in materia previdenziale, tra cui la possibilità di devolvere alla previdenza complementare il premio di produttività esente da tassazione.

Cosa cambia e quali sono i vantaggi fiscali per il lavoratore
Innanzitutto va detto che la Legge di Bilancio per il 2017 è intervenuta sul regime fiscale agevolato per i premi di produttività introdotto, lo scorso anno, con la Legge di Stabilità e che consiste nell’applicazione di un'imposta sostitutiva dell’Irpef del 10% sui premi di produttività erogati in busta paga, entro il limite di 3.000 € lordi.
Gli importi dei premi di produttività erogati in eccedenza rispetto ai limiti concorrono a formare il reddito complessivo del lavoratore e sono assoggettati all’aliquota Irpef ordinaria.
Questo regime fiscale è valido per tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano percepito, nel periodo di imposta precedente alla ricezione del premio, un reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a 80.000 €.
Già la Legge di Stabilità 2016 aveva previsto che il lavoratore potesse scegliere di percepire (in tutto o in parte) il proprio “premio di produzione” come prestazioni di c.d. welfare. In tal caso, gli importi convertiti non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente né sono soggetti all’aliquota sostitutiva agevolata del 10%.

La più rilevante novità in tema di premi di produttività introdotte nel 2017 consiste nel fatto che i premi di produttività se convertiti in contribuzione al Fondo pensione o al Fondo sanitario non solo non sono tassati con l’imposta sostitutiva del 10% ma non rientrano nel reddito del lavoratore anche nel caso in cui sforino i plafond di deducibilità previsti dalle specifiche discipline (5.164,57 euro per i Fondi pensione e 3.615,20 euro per i Fondi sanitari). L’esenzione di tale tipologia di contribuzione per la previdenza complementare è, peraltro, totale poiché le somme in questione non sono tassate neanche in fase di prestazione.



Il tfr è una delle forme pensionistiche complementari. Come calcolare il TFR.

La destinazione del tfr come una delle forme pensionistiche complementari 
Così come previsto dalla riforma previdenziale, dal 1 gennaio 2007  ciascun lavoratore, ad eccezione dei domestici e dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ha potuto scegliere dove destinare il proprio TFR futuro:
- destinare il TFR (trattamento di fine rapporto) futuro alla forma pensionistica prescelta:
dal 1 luglio 2007 il datore di lavoro eroga la quota TFR alla forma pensionistica preselta dal lavoratore comprendendo anche le somme dalla data della scelta al 30 giugno 2007;
- mantenere il tfr futuro presso il datore di lavoro:
per le aziende con almeno 50 addetti, il TFR è stato trasferito dal datore al Fondo per l'erogazione del tfr ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria) gestito, per conto dello Stato, dall'INPS.
Per le aziende con meno di 50 addetti il TFR è rimasto in azienda.
Il lavoratore che già aderiva ad un fondo pensione, non ha dovuto fare nessuna scelta in quanto nulla è cambiato perchè il TFR ha mantenuto la destinazione scelta. Se entro il termine del 30 giugno 2007 non era stata espressa nessuna scelta, è scattato il meccanismo del silenzio-assenso per il quale la mancata indicazione della destinazione da parte dell'aderente è una manifestazione tacita di aderire alla previdenza complementare.
Il datore, pertanto, a partire dal 1 luglio 2007, ha trasferito il tfr alla forma pensionistica collettiva prevista o ad altra forma.
Se esistono più forme collettive a cui l'aderente può aderire, il tfr verrà trasferito:
- alla forma individuata con accordo aziendale;
- in assenza di accordo, alla forma alla quale hanno aderito la maggior parte dei lavoratori dell'azienda.
In assenza di una forma collettiva, il datore trasferisce il TFR futuro alla forma pensionistica complementare presso l'INPS, denominata FONDINPS.
La contribuzione potrà essere effettuata dall'aderente alla propria posizione pensionistica anche in modo volontario. In questo caso ci sono notevoli vantaggi fiscali che consistono nell'esenzione fiscale dei contributi e nella tassazione differente delle prestazioni.
Per la  destinazione del tfr potrai avvalerti delle competenze delle compagnie di assicurazioni.
Per saperne di piu' potrai rivolgerti presso la tua agenzia di assicurazione oppure contattare tramite web le compagnie di assicurazioni on-line.

Il calcolo del tfr. Il tfr (trattamento fine rapporto) come previdenza complementare

Per un lavoratore dipendente, il versamento dei contributi può avvenire attraverso il conferimento del TFR (trattamento di fine rapporto). Se al 28 aprile 1993 si risultava già iscritti a una forma di previdenza obbligatoria e non si intende versare l’intero flusso annuo di tfr, si può decidere di contribuire con una minor quota, almeno pari a quella eventualmente fissata dal contratto o accordo collettivo o regolamento aziendale o, in mancanza, almeno pari al 50%.
Per i lavoratori dipendenti, il tfr viene accantonato nel corso di tutta la durata del rapporto di lavoro e viene erogato al momento della cessazione del rapporto stesso. L’importo accantonato ogni anno è pari al 6,91% della retribuzione lorda. Il TFR si rivaluta nel tempo in una misura definita dalla legge, pari al 75% del tasso di inflazione più 1,5 punti percentuali (ad esempio, se nell’anno il tasso di inflazione è stato pari al 2%, il tasso di rivalutazione del tfr per quell’anno sarà: 2% x 75% + 1,5% = 3%).
Se si sceglie di utilizzare il tfr per costruire la pensione complementare, il flusso futuro di TFR non sarà più accantonato ma versato direttamente al fondo pensione. La rivalutazione del tfr versato, pertanto, non sarà più pari alla misura fissata dalla legge, ma dipenderà dal rendimento degli investimenti.
E' possible decidere la  destinazione del tfr avvalendosi della competenza delle compagnie di assicurazioni. Per saperne di piu' potrai rivolgerti presso la tua agenzia di assicurazioni o contattare tramite web le compagnie di assicurazioni online.


Le finalità del tfr come fondo pensione, i requisiti

Fondo pensione, il tfr come fondo pensione complementare integrativa
La finalità del tfr come fondo pensione (d.lgs. n° 252 /2005 del 05 dicembre 2005 ) è quella di realizzare una forma di previdenza per l'erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio pubblico, attraverso una gestione a capitalizzazione dei contributi versati dagli aderenti al fondo assicurativo (l'ammontare della prestazione previdenziale sarà in funzione dei contributi versati). 
La vigilanza sul Fondo è esercitata dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione per una corretta e trasparente gestione dei fondi, mentre sui soggetti "gestori" il controllo è esercitato dalle rispettive autorità di vigilanza ( Banca d'Italia, CONSOB e l'IVASS ex ISVAP). Ciascun fondo pensione costituisce patrimonio autonomo e separato da quello del gestore e dei partecipanti ed è destinato esclusivamente all'erogazione di prestazioni pensionistiche a favore dei partecipanti stessi. Non saranno quindi ammesse azioni da parte di eventuali creditori del gestore che del partecipante. L'adesione ai fondi pensione è sempre e solo facoltativa: tutti ( lavoratori dipendenti e pubblici, liberi professionisti, autonomi, soci lavoratori di cooperative, non titolari di reddito) hanno la possibilità di aderire. Inizieremo a fare alcune precise distinzioni sulle tipologie di fondi pensione: esistono quelli a prestazione definita (il rendimento finale è predefinito. Per garantire questo risultato si potrà chiedere all'aderente anche di aumentare la propria contribuzione. Sono gestiti unicamente dalle compagnie di assicurazioni) e quelli a contribuzione definita (i contributi sono definiti; il rendimento dipenderà dai contributi e dal rendimento ottenuto dalla gestione degli stessi e sono gestiti da compagnie di assicurazione, banche, sim). I lavoratori autonomi e i liberi professionisti potranno scegliere tra le due possibilità sopra descritte, mentre i lavoratori dipendenti potranno solamente aderire ai fondi a contribuzione definita. Distinguiamo ancora il fondo pensione chiuso (a cui possono aderire solo i lavoratori che appartengono alla categoria dei soggetti che l'hanno istituiti), dai fondi pensione aperti (possono aderire tutti coloro che non possiedono i requisiti per accedere al fondo pensione chiuso). Il fondo può essere articolato in comparti che prevedono differenti linee di investimento, (azionaria, bilanciata, obbligazionaria, monetaria), con diversi profili di rischio-rendimento. Ciò consente all'aderente di scegliere liberamente dove far confluire i propri contributi, con la possibilità di modificare nel tempo la linea di investimento nel rispetto minimo di un anno dall'iscrizione o dall'ultima riallocazione. Per capire meglio quale sarà la prestazione che verrà erogata alla pensione è disponibile il "Progetto Esemplificativo standardizzato", ossia una proiezione sulla possibile evoluzione nel tempo della posizione. Essendo una proiezione gli importi potranno essere diversi da quelli indicati però è utile per avere un'idea immediata del piano pensionistico che si sta costruendo (per ulteriori informazioni, potete rivolgervi presso la vostra agenzia di assicurazione o contattare le compagnie di assicurazioni on line).
Le prestazioni, il tfr come fondo pensione complementare
Requisito essenziale per il diritto alla prestazione è il decorso di almeno 5 anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare. La prestazione potrà essere erogata interamente sotto forma di rendita (vitalizia, reversibile o altro), parte in capitale (fino al 50% della posizione maturata) e parte in rendita o interamente sotto forma di capitale. Le anticipazioni del tfr (trattamento fine rapporto) sono consentite nelle seguenti ipotesi e comunque non oltre il 75% del totale dei versamenti:
in qualsiasi momento per spese sanitarie, terapie, interventi straordinari dell'aderente, del coniuge o dei figli;
dopo 8 anni di partecipazione per l'acquisto o ristrutturazione prima casa per l'aderente o figli;
dopo 8 anni di partecipazione per un importo non superiore al 30% per esigenze dell'aderente.
L'aderente potrà trasferire la propria posizione maturata, tramite il tfr, ad altra forma pensionistica a patto che siano trascorsi almeno 2 anni dalla conclusione del contratto o prima in caso di cambio dell'attività lavorativa. 
Potrà inoltre:
riscattare il 50% della posizione maturata a seguito di cessazione dell'attività che comporti inoccupazione per un periodo non inferiore ai 12 mesi e non superiore ai 48 mesi o in caso di mobilità, cassa integrazione ordinaria e straordinaria;
riscattare l'intera posizione del tfr maturata, in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3 o a seguito di inoccupazione superiore ai 48 mesi. Il riscatto non è consentito quando tali eventi si verifichino 5 anni prima della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari.
E' possible decidere la  destinazione del tfr avvalendosi delle compagnie di assicurazioni. Per saperne di piu' potrai rivolgerti presso la tua agenzia di assicurazioni o contattare tramite web le compagnie di assicurazioni on-line.